Una gita nel bosco

 

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L’ingenuità è un’attitudine naturale, l’unica, forse , che contiene in sé il valore negativo della conseguenza. Eppure nel significato etimologico della parola l’ingenuo è inteso come individuo libero, schietto, verace.  E come possono tali caratteristiche condurre a infelici soluzioni?  Quasi questo atteggiamento rendesse l’individuo preda facile, bersaglio immobile di infauste azioni. E allora, è l’ingenuo vittima di se stesso, come di una malattia ? Sembra impossibile che tale caratteristica sia stata contemplata dalla natura come a voler bilanciare dinamiche opposte nella disposizione di una “ legge naturale” come tante, atte a stabilire un equilibrio in natura appunto, come nella società, di tutti i tempi. Oppure… è possibile che l’ ingenuità  – motivo di distanza dal reale – sia quell’unico volontario approccio di visione del mondo, un singolare e desiderato stato differente per una visione alternativa dall’oggettivo? Ed è possibile che essa nasca dal desiderio di menzogna ? La menzogna di noi stessi, verso di noi, necessaria a noi? Ma, se le cose fossero come postulato, il sognatore, possibile estensione fisica dell’ ingenuo, dovrà continuare a sognare e credere alle allucinazioni, ai ricordi , ai misteri, ai miti , alla malinconia e cedere all’ interpretazione della verità come bugia o fantasia evasiva? Chi conserva o pratica questa inclinazione, desidera… perché il desiderio è misura possibile, naturale e fisiologico in un bambino in quanto privo di malizia, ma per un adulto il “ fare ingenuo” è comprensibile ?

Naivety is a natural disposition, perhaps the only one to contain in itself  the negative value of consequences. Nevertheless, according to the etymological meaning of the word, the naive is understood as a free, genuine and truthful individual. So how can these features lead towards unhappy consequences? It is as if this attitude almost turns the individual into an easy prey, the inert target of inauspicious actions. Then, is the naive a victim of itself as of a disease? It seems impossible that this feature has been provided by  nature as to balance opposing dynamics according to a kind of “natural law”, designed to establish an equilibrium  in nature as in society. Or, is it possible that naivety –  qua cause of a distance from the real – is the only voluntary approach to a vision of the world, a singular and desired different condition for an alternative vision of the objective? And does it generate from our desire to lie? Our own falsehood, our necessary tendency to lie to ourselves? But, if this is the case, should the dreamer, the possible physical extension of the naive, continue to dream, to believe in hallucinations, in memories, in mysteries, in myths and melancholy and surrender to the interpretation of the truth as a lie or an evasive fantasy? Those who keep and practise this inclination, simply keep on desiring … because desire is a possible, natural and physiological measure of the candour of a child. But, can naivety be understood by an adult?

 

Annalisa Furnari - Friends portrait. 2015 Collage su foto d'epoca. 31 x 22 cm.jpg
Friends portrait, 2015  Collage on vintage photograph,  31 x 22 cm

 

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 Waterfall, 2015 Inkjet print on hahnemuhele  paper 110 x 45,5 cm Digital postproduction of the last picture of a family photo album in 1914